Introduzione critica a cura di Valentina Bolchini

Se la pittura è stata il primo mezzo espressivo di Diego De Crescenzo è con la scultura che questo artista ha trovato la sua vera e autentica vena espressiva. Infatti, ciò che la tela e i colori impedivano a Diego di manifestare pienamente, emergere attraverso la manipolazione della materia.

Egli scopre nella magia dello scalpello di poter dare sfogo alla propria sensibilità e, con profonda dedizione al lavoro, trova nella forma plastica quello di cui aveva bisogno per progredire nel suo cammino artistico.

Il passaggio alla scultura è stato graduale, ma deciso, sblocco naturale di una strada intrapresa con costanza e frutto della ricerca di un linguaggio espressivo che fosse più adatto al carattere di De Crescenzo e alla sua esigenza di dare vita totale a una sensazione, un'emozione oppure un pensiero.

I soggetti delle sue sculture sono più disparati, come l'utilizzo dei materiali quale il legno, pietra e metalli. Spesso è la materia a suggerirgli quasi inconsciamente come lavorare: trova un blocco di pietra o un pezzo di legno, li osserva e si mette in dialogo con essi. Crede nell'armonia fra le energie cosmiche e forze che animano la natura dei Quattro elementi e nel legame fra terra e cielo e spirito e materia.

Si accosta ad ogni pezzo con lo spirito "michelangiolesco" dell'arte del levare, cioè con la convinzione del grande maestro del Rinascimento che riteneva di liberare l'anima dalle proprie creazioni asportandone la materia intorno.
Ecco quindi, che grazie alla capacità artistica di Diego, l'opera d'arte viene affrancata ai vincoli "terreni" che la incatenano, prende forma ed emana vitalità in un continuo scambio di energie, dall'interno all'esterno e viceversa.

Le prime sculture, che risalgono alla fine degli anni novanta, testimoniano la ricerca di un artista consapevole di aver trovato il proprio linguaggio espressivo ideale, il cui punto di riferimento, a volte, può ricordare Brancusi, ma dove il tocco personale filtra sempre originalmente qualsiasi richiamo estraneo.
Le sculture degli anni seguenti come "Parole sussurrate" (2000) e "L'abbraccio" (2001), in pietra arenaria, sono il risultato di una profonda meditazione.

"Prigioniero dei propri pensieri", 2007

"Prigioniero dei propri pensieri", pietra arenaria con supporto in ferro, 2006

"Elmo", 2004

"L'elmo", pietra arenaria con inserti di ferro pieno, 2004

L'artista si accosta al blocco di pietra con intenso rispetto e il suo progetto lavorativo è frutto di lunga riflessione e di uno scambio equilibrato e armonioso fra il suo intuito e l'energia che proviene dalla materia.

Nelle sculture come "L'elmo" (2004) oppure "Onde di vento" (2005), De Crescenzo, senza abbandonare lo spirito pacato e delicato con cui lavora solitamente le sue opere, comincia a liberarsi da una sorta di soggezione che non gli permetteva di dialogare appieno con la materia e a interagire con i suoi soggetti in modo più attivo. Questi due lavori come altri dello stesso periodo, infatti, sono più incisivi, creano movimenti più audaci rispetto al passato e si vogliono appropriare in modo più aggressivo dello spazio circostante.

Si veda "L'elmo" in particolare, dove le inserzioni in acciaio che si dipartano dal centro della scultura in pietra, rendono nella realtà il senso dell'irruenza.
Le successive creazioni come ad esempio "Prigioniero dei propri pensieri" (2007), apparentemente di carattere figurativo - una sagoma umana rinchiusa in una gabbia di ferro - appartengono a un nuovo momento evolutivo di De Crescenzo. Non deve ingannare l'aspetto esteriore, che nulla ha a che fare con il significato dell'opera e con l'interpretazione che ne dà l'artista, ma è significante di altro, enunciazione di una metafora, interpretazione di un pensiero o di un'attitudine.

Questi lavori contengono una vena polemica oppure un'incitazione che vuole scuotere la coscienza di chi li osserva. Sono soggetti che richiamano l'arte concettuale dove non è l'immagine che conta, ma l'idea, il linguaggio che dà del proprio lavoro.
De Crescenzo in questo caso vuole comunicare soprattutto un'opinione, usando, anche materiali diversi dal passato, sperimentando sempre e comunque, come la sua natura curiosa e attenta a nuovi stimoli richiede.
Grazie a un carattere costante e tenace che traspare lungo tutto il cammino artistico, Diego De Crescenzo arriva ora a interagire con la realtà dell'uomo moderno.